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RECENSIONE L’ONDA (FILM)

LA DITTATURA È UN MOSTRO CON CUI OGNUNO DI NOI DEVE FARE I CONTI

Trama:

Rainer Wenger, insegnante di educazione fisica con un passato da anarchico, per spiegare ai suoi studenti liceali il concetto di autocrazia li coinvolge in un esperimento di “regime dittatoriale” fra i banchi di scuola. Per una settimana dovranno rispondere al rigido sistema disciplinare di “Herr Wenger”, conformarsi ad un codice di abbigliamento e lavorare assieme in un’ottica di organismo gerarchico, isolando o reprimendo eventuali dissidenti. In pochissimo tempo, i ragazzi scoprono uno spirito di cameratismo vincente, dominano le proprie insicurezze e paure attorno alla figura del carismatico “Signor Wenger” e si sentono legittimati ad animare atti di violenza e vandalismo, all’interno di un esperimento sociale che arriva presto a fuoriuscire dalle mura dell’edificio scolastico.

La recensione:

Tratto da un libro a sua volta tratto da una storia vera, L’onda è un film didascalico sull’ombra dell’autocrazia nella società contemporanea. Il film ci (di)mostra, in una maniera molto interessante, che il totalitarismo è un male radicato nell’animo di ognuno di noi, e ognuno di noi può cedere a questo male, lusingato dai suoi illusori pregi.

Ho visto questa pellicola per la prima volta all’ultimo anno di università (facoltà di psicologia clinica) e me ne innamorai a primo colpo. Come sottolineato poc’anzi nella trama, il professor Wenger deve spiegare ai suoi studenti il concetto di autocrazia durante la settimana a tema. Da sottolineare un particolare importante nell’economia del suo personaggio e cioè che Wenger, essendo un anarchico nella vita privata, voleva proprio il tema dell’anarchia da trattare, tema assegnato però a un suo collega. Va a chiedergli di fare a cambio, ma questo prof si rifiuta e lo umilia sbattendogli in faccia che non lo rispetta. Questo è un punto dolente per Wenger, soffre il fatto di essere “uno venuto dalle scuole serali”, di non essere rispettato dagli altri professori della scuola, di essere considerato inferiore da loro. Tutto ciò influenzerà il suo cambiamento, ma ci arriviamo per gradi. Wenger, costretto ad affrontare il tema dell’autocrazia con la classe, inizia a farlo in maniera teorica, ma non trova coinvolgimento da parte dei ragazzi, i quali sminuiscono l’importanza di parlare di una cosa del genere nella società contemporanea, considerandola un qualcosa che mai più si sarebbe riverificato.

“Andiamo, lo sappiamo tutti che il fascismo è una merda. Abbiamo visto le conseguenze, non succederà più”. Questa è solo una delle tanti frasi che Wenger si sente dire dai suoi studenti annoiati. Sono tutti d’accordo: il fascismo è una merda così come tutte le dittature, e nessuno di loro (che odiano i totalitarismi e i regimi come il fascismo) reputa possibile un loro ritorno. Così Wenger decide di fare un esperimento sociale, chiede alla classe di fingere di essere un’autocrazia per tutta la settimana a tema. Sei giorni in cui ricreare per finzione un regime totalitario e vedere l’effetto che fa su ognuno di loro. Quello che nasce come un esperimento per il prof e per un gioco preso poco seriamente dai ragazzi, diventa pian piano qualcosa che va molto oltre il concetto iniziale. Iniziano a ragionare su come nasce un’autocrazia e cosa la caratterizzi, e lo fanno con una sorta di brainstorming. Si dicono che le dittature nascono dove ci sono ingiustizie sociali, dove c’è disoccupazione o magari problemi economici. C’è un popolo ferito da quella che reputa un’ingiustizia, un popolo che viene guidato da una figura carismatica che gli faccia da leader e la guidi contro un nemico comune contro cui scagliarsi e a cui dare la colpa di tutti i loro problemi. Ma cosa caratterizza poi questo popolo riunito sotto la guida di un’unica persona a cui dare tutti i poteri decisionali? Una divisa che li renda tutti uguali annullando le differenze sociali ed economiche, un motto che li contraddistingua, un nome e una ferrea disciplina. Così la figura a cui dare tutti i poteri diventa Wenger (da lì in avanti “il signor Wenger”), il nome scelto è L’onda, perché hanno in mente un movimento sociale forte che, come un’onda, travolge e distrugge tutti i loro nemici. Il simbolo, manco a dirlo, sarà un’onda, così come il loro saluto ufficiale. La divisa consiste in una camicia bianca su jeans. Nel giro di uno o due giorni tutti i ragazzi, da che non prendevano seriamente la cosa, si ritrovano a vestirsi tutti con la stessa divisa e nascono i primi problemi. Cosa è una delle cose peggiori dei totalitarismi? Cosa, nella fattispecie del fascismo (ma non solo), caratterizzava i criminali che avevano sposato l’ideologia dittatoriale e sanguinosa dei fasci? Il pensiero unico e l’oppressione del diverso, delle minoranze. Nella classe ci sono due ragazze che vanno contro quell’esperimento e quel modo di fare: Karo e Mona. Se Mona decide di lasciare subito la classe e non prendere parte a quella follia, Mona decide di continuare a frequentare le lezioni senza però uniformarsi alla classe. Così va a scuola senza divisa. Si ritrova in classe e vede tutti in camicia bianca, con lei unica ad indossare una maglietta rossa. Partono i primi problemi. Tutti, a partire da Marco (il suo fidanzato) e dalla sua migliore amica, la criticano prima e la isolano poi. Lei non è come loro, lei è diversa, e il diverso spaventa ogni autocrazia che si rispetti, il diverso è un nemico di ogni regime totalitario, il diverso non va capito né tantomeno accettato, va combattuto. Così Karo si ritrova sola contro tutti. Si ritrova ad essere l’unica testa pensante in un contesto sociale dove tutti sono uguali. Nella classe si annulla ogni individualità, i ragazzi diventano un tutt’uno dove si fa fatica a distinguerli l’uno dall’altro. La classe diventa un’unica anima collettiva dove tutti (non) ragionano alla stessa maniera. Tutti vestono uguali, tutti parlano uguale, tutti credono ciecamente nelle stesse cose. Non c’è più spazio per il diverso. Karo non può far parte di quell’anima perché non si vuole uniformare a loro, e per quelli come lei non c’è spazio. La classe e il professore, però, non si rendono conto di questi primi pericolosissimi segnali negativi, perché sono lusingati e accecati dagli illusori benefici del totalitarismo da loro creato. Chi è povero smette di vergognarsi perché tutti indossano le stesse cose, chi va male a scuola smette di provare imbarazzo perché si fa gioco di squadra ai compiti così che tutti siano sullo stesso livello. Chi normalmente è emarginato o preso in giro, viene protetto proprio da chi fino al giorno prima lo prendeva per il culo. È il caso di uno studente della classe che normalmente è emarginato. È un tipo strano, senza amici, preso in giro un po’ da tutti. Poi si forma l’onda e quelle stesse persone che lo prendevano di mira cominciano a difenderlo, perché sono un tutt’uno adesso. Ed è proprio lui, il più debole, il più fragile, il più insicuro, a prendere più seriamente di tutti l’esperimento. A lui l’onda piace perché è attratto dagli illusori benefici dei regimi totalitari. In un regime del genere lui non è più quello debole, anzi, si sente potente, si sente protetto e può passare dall’essere vittima all’essere carnefice, e a lui questo piace, altro segnale negativo che il prof non coglie. Già, il prof, il “Signor Wenger”. Doveva fare solo un esperimento per dimostrare ai ragazzi che le dittature come il fascismo e il nazismo sono ancora possibili, ma diventa schiavo del suo stesso esperimento. Lui, professore emarginato e deriso da tutti i suoi colleghi perché viene dalle scuole serali, si ritrova finalmente ad avere una classe che lo idolatra, che pende dalle sue labbra. Diventa l’insegnante più amato, ruba iscritti al professore che a inizio film non lo aveva voluto aiutare e  che lo aveva anche umiliato. Ora è lui il professore più rispettato dell’istituto, è lui ad avere il potere di poter influenzare orde di studenti, e gli piace. Nel giro di soli sei giorni la classe (Wenger incluso) perde completamente la testa. Giorno dopo giorno fanno sempre peggio. Cominciano a vandalizzare la città e a comportarsi come degli autentici dittatori con tutti gli altri studenti: o sei con L’onda o sei contro L’onda. Emblematiche le scene dove chi non fa parte del movimento viene escluso anche nelle piccole cose (come una sigaretta o una birra), fino ad arrivare al giorno della partita della squadra di pallanuoto dove si entra nello stadio scolastico solo con la divisa ufficiale del movimento. Se ti rifiuti di indossare la camicia bianca non entri, e te lo impediscono con la forza. Questa è l’autocrazia, questo è il fascismo e ogni altra merda di dittatura: oppressione e guerra al diverso, eliminazione di ogni forma di libertà, unico pensiero e unica anima dove o sei con noi o sei contro di noi. Per nostra fortuna, ogni dittatura che si rispetti ha anche dei coraggiosi ribelli pronti a combatterla. È il caso di Karo e Mona. Karo è la più attaccata, viene isolata dal suo fidanzato e dalla sua migliore amica, che si baciano anche, tradendola. Insieme a Mona, decide di stampare dei volantini di protesta contro l’onda da distribuire a scuola. Indecise se farlo o meno, si vedono cacciate dallo stadio scolastico perché non indossano la divisa. È la goccia che fa traboccare il vaso. Non accettano una simile oppressione ed entrano comunque di nascosto nello stadio, dove consegnano i volantini contro L’onda. Da lì, i ragazzi del movimento tirano fuori il peggio di loro e cominciano a picchiare tutti quelli che non indossano la divisa dell’onda. Perché non basta più isolarli dal gruppo, ora vogliono di più. Se non sei con loro, sei contro di loro, e sei un nemico da combattere, da distruggere. Ne nasce una rissa dove L’onda decide di pestare tutto ciò che è diverso da loro. Karo litiga col fidanzato, che la picchia colpendola al volto e facendola sanguinare. Quel violento gesto lo fa tornare in sé. Capisce che aveva sposato quell’ideologia folle perché si sentiva fragile e triste per i suoi problemi familiari. Capisce che era attratto da quel movimento perché gli dava l’illusione di essere parte di qualcosa, di appartenere a un gruppo, ma era solo un’illusione, e soprattutto lo trasforma in un mostro, facendolo diventare ciò che non è o che non vorrebbe essere: un violento facinoroso che fa la guerra a tutto ciò che è diverso. Capisce tutto questo e va a chiedere al professore di mettere fine all’esperimento. Già, il professore. Wenger tira fuori il peggio di sé e le sue fragilità anche con la compagna, la quale lo lascia. Ora anche Wenger è perso nel mostro che lui stesso aveva creato. Cosa deciderà di fare?

Siamo al gran finale. Ultimo giorno dell’esperimento scolastico. Cosa deciderà Wenger? Che ne sarà dell’onda? Il “Signor Wenger” annuncia che l’esperimento non finisce ma che continuerà per sempre, estendendolo a tutta la società. E così attacca con un discorso in perfetto stile Mussolini: spara cagate populiste a casaccio, parlando di pseudo “poteri forti” da combattere o di altrettanti pseudo nemici a cui addossare tutta la colpa di pseudo problemi, e L’onda, diventata ormai un tutt’uno incapace di pensare con  al propria testa, si fa abbindolare da Wenger. Marco, il fidanzato di Karo, si ribella al “Signor Wenger” e all’onda tutta. Così il professore ordina ai suoi uomini di portargli il traditore, e gli studenti, come fossero cani senza cervello, obbediscono ciecamente e gli portano il traditore. Il professore chiede a uno degli studenti che gli avevano portato Marco con la forza cosa volesse fargli. Lo studente non sa rispondere e si giustifica dicendo che lo aveva portato lì perché glielo aveva chiesto lui. Così Wenger getta giù la maschera. Si era redento anche lui e aveva deciso di mettere fine all’onda. Ammonisce i ragazzi, dicendo loro che se lui avesse ordinato di picchiare o uccidere “il traditore”, sarebbero stati capaci di farlo. Poi ricorda loro ciò che si erano detti il primo giorno della settimana a tema, e cioè se una dittatura fosse possibile nella società contemporanea. Tutti avevano scommesso di no. Scommessa persa. Erano diventati una dittatura. Il professore scioglie l’onda e li manda tutti a casa a riflettere. Delusi e pensierosi, i ragazzi si alzano per lasciare l’aula ma lo studente più debole, quello che più di tutti si era incattivito durante l’esperimento, perde la testa e tira fuori una pistola. Spara  a un compagno e poi, non accettando l’idea che L’onda, che era diventata la sua ragione di vita, era finita, si uccide. Finisce così la dittatura dell’onda. Con il più debole che si toglie la vita, con tutti gli altri scossi che capiscono cosa stavano diventando, con tutti, a partire dal professore, che fanno i conti con una lezione da imparare.

Il film è tratto da una storia vera, e ci insegna che sì, il fascismo e il nazismo (così come ogni altra schifosa forma di dittatura) sono ancora possibili. Le autocrazie non hanno colori politici e, sebbene tendano ad andare più verso l’estrema destra, ci sono esempi lampanti di totalitarismi di estrema sinistra. Ma il totalitarismo è sempre sbagliato e porta a un pensiero unico, a un’anima collettiva, all’oppressione e alla violenza. La storia ci insegna che non impariamo mai dai nostri errori, e tutto ciò è sempre possibile. Cari lettori, riflettete bene quando vi ritrovate a sposare una certa linea sociopolitica. È una linea che tollera il diverso? O è un politico che crea una finta unità? Una finta appartenenza? Un finto e ipocrita patriottismo? E magari un finto nemico comune da combattere? Diffidate da chi può celare dentro di sé l’ombra del totalitarismo.

Cosa va nel film:

  • Fa riflettere su un tema sempre attuale e lo fa con grande intelligenza
  • Nonostante il tema trattato sia pesante, il film risulta scorrevole e avvincente, con ritmi veloci che non annoiano mai

Cosa non va nel film

  • Alcune dinamiche tra i ragazzi sono un po’ scontate, ma per fortuna vengono messe in secondo piano dal messaggio del film, che arriva potente al destinatario

In conclusione:

L’onda è uno dei miei film preferiti e consiglio a tutti di vederlo. Anzi, per me è un film che andrebbe fatto vedere in tutti i licei almeno una volta.

Voto: 8/10

Il Romanziere Naïf promuove e consiglia a tutti questo film. Se ti è piaciuta questa recensione, seguimi anche su Instagram (“ilromanzierenaif”).

Pubblicato da ilromanzierenaif

Salvatore Pannone, blogger noto come "Il Romanziere Naif", è uno psicologo clinico clinico, un Navigator e uno scrittore. Gestisce un blog in cui parla principalmente di film, serie tv, libri, anime e manga, ma non mancano occasionalmente articoli sui più disparati argomenti di attualità.